mercoledì 17 aprile 2013
IL MITO DELL'AMICIZIA
Sulla terra regnava l'amicizia, tranne nella città di Itaca, una città stupenda piena di alberi, cespugli pieni di more deliziose e fiori colorati, dove tutti gli umani si odiavano, ma solo una coppia di anziani si volevano bene.
Gli dei guardavano tutti i giorni questa città piena di litigi e a loro non andava bene.
Zues padre di tutti gli dei,stanco di questa situazione, convocò una riunione speciale.
-Come si fa a placare questa situazione, io non c'è la faccio più a sentire queste urla!!!- disse Atena
-Potremmo uccidere tutti gli uomini e crearne altri più amichevoli-rispose Poseidone
-Ma che cosa dici!! Non si può fare- disse Apollo
-Ho un idea!!- esclamò Zeus- 2 dei scenderanno sulla terra e doneranno con l'aiuto dei 2 anziani l'amicizia agli uomini!!
-Ottima idea!!- risposero tutti in coro gli dei
-E chi incaricherai per questa missione- disse Poseidone
-Incaricherò: Atena e Apollo- disse Zeus
I due scesero sulla terra travestendosi da umani e iniziarono a cercare i due anziani.
Bussa e ribussa per tutte le porte delle case di Itaca trovarono i due anziani e iniziarono a dire loro che cosa dovevano fare:
-Dovrete con l'aiuto di questa polvere riportare l'amicizia in questa città!!- dissero Atene e Apollo
-Ok!! faremo tutto pur di riportare l'amicizia in questo luogo-dissero i due anziani
Apollo e Atena gli consegnarono la polvere dell'amicizia che si trovava riposta in un sacchetto tutto d'oro decorato con dei nastrini argento e iniziarono a spargerla su tutti gli uomini che litigavano facevano a botte e meraviglia delle meraviglie tutta la città di Itaca era piena di amicizia e amore
IL DIARIO DI FEDERICO II

-Lei ha ragione! Mio padrone, nessuno può sottrarle le sue terre che ha conquistato sudando e mettendoci tanto impegno!-
- Oh! Finalmente qualcuno che la pensa come me! Io per i miei sudditi non conto niente! Sono soltanto il padrone del regno! Voglio distruggere quel Papa , lo voglio rinchiudere nelle segrete e buttare la chiave!
-Lei ha ragione mio signore, ma se lei uccide il Papa sospetteranno subito di lei e lo arresteranno!
-Specchio non dire fandonie di solito esageri, ma adesso l’hai detta proprio grossa! Come fanno ad sospettare del proprio imperatore!
-Mio padrone, lei è l’unico che odia così tanto il Papa, perché i suoi sudditi lo adorano, perché in lui vedono riflessa l’immagine di Dio!!
-Non ti azzardare più a dire che il Papa è più importante di me! Io sono importante con lui, diciamo…
-Scusi maestà, ma lei al Papa dovrebbe portare un po’di rispetto, perché ti ha cresciuto ed educato..
-Hai ragione specchio! Ricordo che quando ero piccolo non potevo pensare a come andava a finire la situazione tra me il Papa, ero ingenuo e incosciente … Innocenzo III mi riempiva sempre la testa delle stesse cose: su quanto è più importante il Papa dell’imperatore, su il rispetto che dobbiamo portare al Papa…
E quando mi portava a fare quelle lunghe passeggiate?
Che barba, tutte le mattine le passavamo facendo delle lunghe passeggiate sul mare della Sicilia, mentre Innocenzo III mi raccontava migliaia di volte come era diventato Papa o una storia della Sicilia, ma che tutte le volte che la raccontava cambiava … Sarà stata l’età… Lui era un uomo perfetto, benestante e pretendeva la perfezione da tutte le persone che gli erano accanto: quando ero arrivato all’età di avere un istruzione, non mi fece andare a scuola, ma dovevo studiare a casa tutti i giorni con dei professori privati e dopo le ore di studio mi attendevano 3 ore di studio della religione cattolica e sul teocracismo.
-ZZZ…ZZZ…ZZZ…
-Secchio vegliati! Ti sto forse annoiando..
-No mio padrone scusi! Continui anche con la storia
-Quando ero arrivato alla massima età per poter prendere in mano il regno Innocenzo III non voleva che andassi a governare, perché voleva che diventavo un Papa come lui, ma ha me non mi interessò niente e io mi elessi imperatore così non ebbi più niente a che fare con Innocenzo III e le sue noiosissime storie forse anche inventate.
-Bella storia signore… ma mi sono perso il primo pezzo quindi non ho capito un bel niente… sarà per la prossima volta
-Specchio sono davvero offeso che mentre io raccontavo un pezzo della storia te dormivi e russavi come se non dormisti da 5 anni….
-Scusa padrone, per scusarmi farò tutto quello che vuoi…
-Specchio non fa niente per oggi, ma la prossima volta stai più attento..
-Si padrone starò più attento… adesso se non le dispiace vado a continuare il mio pisolino…. ZZZ…ZZZ…
INCIPIT MEDIA RES per un testo giallo da paura
INCIPIT MEDIA RE
Descrizione di un luogo
SUSPENCE
C’era un aria ghiacciata, fredda e misteriosa. La
finestra era aperta, le tende di seta volavano come delle foglie che vengono
spazzate dal vento, la cassaforte era aperta sicuramente era stata scassinata
con un piede di porco. Il divano a fiori oro e viole era macchiato, non si
capisce bene di cosa, ma vedendo quella impronte insanguinata sul davanzale
della finestra si capisce che quella macchia sul divano era sicuramente sangue,
forze rimasto li da qualche ora. Girando vedo altre impronte di sangue che mi
portano dentro una grande stanza. Sul letto disteso c’era un cadavere: bianco
pallido, i suoi occhi incutevano paura e sembrava che ti guardasse. E vedendo
quell’uomo andai subito a chiamare la polizia.
CON FAMILIARITA’
Erano le due della notte, dormivo tranquillamente e
ero in un mondo fantastico fino a quando squillò il telefono, caddi dal letto e
senza rendermi conto andai ad rispondere. Era la signora Brandoon del piano di
sopra che con voce preoccupata mi diceva che qualcuno le era entrato in casa. E
subito salii al piano sopra: la porta di casa era aperta forze era stata
scassinata. La stanza era tutta a soqquadro, i mobili erano a terra, il divano
era ribaltato, il pavimento era ricoperto da pezzi di vetro frantumati,
sicuramente erano di qualche vaso e specchi rotto, ma il mio occhi cadde subito
sulla parete vuota dove era posizionato un famoso quadro rarissimo da un
milione di dollari, che sicuramente era stato rubato insieme ai soldi che si trovavano
nella cassaforte che si trovava dietro al quadro.
A SPIRALE
Sono entro nella stanza del delitto, tutto era in
ordine: il letto era ben fatto e senza nessuna piega, i quadri erano tutti
dritti messi in ordine di grandezza e in base al pittore, le finestre erano
lucide e brillanti come uno specchio appena pulito, ma l’occhio mi cadde su una
macchia di sangue rosso fuoco che si trovava sul divano. Un indizio al quanto
strano, per un omicidio o addirittura un suicidio.
A CERCHIO
Entro nella stanza e il
mio sguardo cade direttamente su una piccola porta marrone che si trova vicino
ad una libreria. Vicino alla libreria c’è un grande armadio che è stato
setacciato da cima a fondo, e al centro ci trova un grande letto dove c’è il
cadavere del povero Signor. Condor. Ma la curiosità mi riporta a quella porta e
la mia mente viene assalita da mille domande: “che cosa ci sarà dietro?
Conterrà indizi utili alla ricerca dell’assassino? O lì Condor nascondeva i
suoi soldi?”
Descrizione di un personaggio
CON SUSPENCE
Aveva uno aspetto strano che incuteva paura e rancore,
una cicatrice imponente che regnava sul capo come un re regna sui suoi sudditi.
Indossava vestiti rozzi, sporchi, che emanavano uno strano odore che mi faceva
ricordare l’odore dei mie vestiti di quando tornavo a casa dopo una giornata
trascorsa in campagna con i miei amici a giocare e a saltare nelle pozzanghere
di acqua e fango che si erano formate dopo una giornata di pioggia.
Ma appena lo vidi sedersi davanti a me la mia mente
già aveva capito che tipo era e forze cosa aveva fatto per ridursi a quelle
condizioni.
CON FAMILIARITA’
Era un ragazzo del tutto normale, alto, biondo come
l’oro e con gli occhi azzurri come il mare. Andava a scuola come tutte le
persone normali, non aveva ottimi voti e a mela pena aveva un cinque sulla
scheda, ma era l’idolo della città, il ragazzo che tutti volevano essere e che
piaceva alle ragazze che per lui facevano tutto quello che richiedeva, insomma
era il fidanzato perfetto. Ma fino a quando la città non venne a sapere che il
ragazzo era stato indagato dalla polizia per un omicidio. E da quel giorno
divenne il ragazzo omicida!
A SPIRALE
Jon era un uomo d’affari, il più ricco del paese:
possedeva 5 ville a Hollywood, 3 jet privati e molte altre cose che solo gli uomini
ricchi come lui si potevano permettere. Indossava continuamente un abito
elegante nero o grigio, con una camicia bianca e un paio di scarpe che forze
lucidava ogni giorno, perché erano talmente lucide che ti ci potevi specchiare.
I suoi capelli erano sempre sistemati e pieni di gelatina che non li faceva
andare fuori posto neanche se arrivava un uragano. Con esso portava sempre una
valigetta nera come fosse una sua amica, tutti si chiedevano cosa si trovava li
dentro, alcuni dicevano che aveva una pistola e invece altri dicevano che aveva
dei soldi che li usava per i suoi affari.
A CERCHIO
Era un uomo nobile, istruito e di bel aspetto. La mia
attenzione andò subito su quella cicatrice enorme che divideva in due il suo
volto. Aveva uno sguardo che come dei fari acciaccava chiunque lo guardasse, il
suo sorriso era abbellito da 2 denti d’oro. Ma il mio sguardo non fece che
riandare su quella cicatrice che metteva paura e rancore, ma come se la sia
potuta fare? Non sarà mica un assassino?
Attraverso il dialogo
CON SUSPENCE
-Si signora arrivo subito non si preoccupi!-
-Si ma si sbrighi! Ho paura!-
Dopo un po’
-Allora signora si tranquillizzi! Adesso le faccio
qualche domanda!-
-Si mi dica tutto quello che vuole!
-Lei dove era quando è successa la disgrazia?-
-Ero al primo piano dalla signora Dune-
-Molto bene!-
-E ho sentito dei strani rumori! Sono salita di corsa
e mio marito era sdraiato per terra con un coltello nel cuore! Era una persona
brava e onesta perché gli hanno fatto del male! Perché proprio a lui!-
-Signora adesso iniziamo subito la ricerca
dell’assassino così sconterà la galera!-
CON FAMILIARITA’
Suona il telefono e vado a rispondere:
-Pronto si sono io! Chi parla?-
-Aiutoooooo! Aiutoo! Si vuole buttare di sotto!-
-Ma chi si vuole buttare di sotto?-
-Mio marito è diventato pazzo! Ha detto che lui non ce
la fa più e quindi si vuole suicidare!-
-arrivo subito! Ma tu fallo scendere dal cornicione e
tranquillizzalo!-
-Si ma sbrigati! Io mi trovo in via Garibaldi 8!-
Con 5 minuti mi fiondo a casa della signora e come
prima cosa inizio a parlare con il marito:
-Signore si calmi! Scenda dal cornicione e parliamo!-
-No io mi butto! Così non soffrirò più!-
-Signore scenda che poi rischia di farsi male
veramente!-
E con un po’ di forza il signore scende dal cornicione
e si tranquillizza.
martedì 16 aprile 2013
PARLAMI AMICO
Parlami amico
ascolta ciò che dico

inizia ad ululare senza più
fermarsi, i fiori appena
sbocciati appassiranno per
le cose brutte che ci siamo detti
Ma se prima che tutto si rovini
ci sediamo vicini
e ne parliamo insieme
Allora il mondo tornerà ad essere quello che era,
il mare ritornerà a parlare con le onde,
il sole ritornerà ad illuminare e le
nuvole ritorneranno a bagnare i nostri
terreni.
Tu ritorni mio amico:
e questa qui è PACE
E STO ABBRACCIATO A TE

scrigno per la tua tristezza
del mio cuore una tomba
per la tua saggezza
del mio petto un diario per i tuoi secreti
Ti amerò come la
mamma ama il suo bambino
Canterò il tuo nome come le onde
abbracciano il mare
ascolterò il linguaggio della tua anima
come te mi ascolti ogni giorno
FIABE ALLA RIVOLTA
Ero in biblioteca e stavo leggendo il libro di Cappuccetto Rosso.
Ad un tratto sento una vocina:
-Ehi!! Ehi!!-
-Chi va là!!- dissi io, intanto che mi guardavo in torno.
-Ehi! Ehi! Sono qui!-
-Dai ma chi sei, dimmi il tuo nome!!-
-Guarda nel libro-
-Ciao, ma chi sei?-
-Sono Cappuccetto Rosso e io non ce la faccio più a stare qui dentro!! Mi faresti uscire??-
Ad un certo punto sentii un frastuono e tutti i libri che erano sugli scaffali caddero a terra e si aprirono tutti.
Mille vocine di ogni genere invasero la biblioteca:
-Ci fai uscire!!-
-Qui dentro io mi annoio!!-
-Questa matrigna non la sopporto più, dice sempre le stesse cose-

-Sentite tutti, invece di stare qui a lamentarvi perchè non ci sediamo e ne parliamo ??- dissi io scocciata di sentire tutte quelle vocine che parlavano insieme
-OK ci sembra una buona idea!!- risposero tutti insieme
C’erano proprio tutti:
Biancaneve e i sette nani, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, Cenerentola la matrigna e le sorellastre, la Sirenetta e molti altri ancora che adesso non mi metto ad elencare, in fin dei conti li conosciamo tutti.
Il primo a prendere la parola fu Brontolo uno dei sette nani:
-UFFA!! UFFA!! Io non voglio più alzarmi all’ alba e andare a lavora in miniera. Voglio diventare umano, alzarmi quando voglio e non lavorare più.-
-Io invece ho la nausea di questa mela avvelenata!! Voglio mangiare quei bei piatti di spaghetti al pomodoro che mangiate voi- Biancaneve disse.
-BAU!! BAU!! Noi siamo stufi di rimanere dentro casa tutto il giorno a girarci le zampe!! Noi vogliamo uscire ed andare ad esplorare i più bei parchi del mondo e partecipare a gare canine.-
-Invece noi siamo stufi di mangiare solo i dolci a casa della strega, ogni volta ci viene mal di pancia. Vogliamo mangiare cose sane come verdure e frutta, ma si trovano solo nella vostra terra.- dissero Hansel e Gretel.
-Ragazzi aspettate!! Voi volete diventare umani ma non sapete quante cose brutte ci sono nella città: dovete stare attenti alle persone crudeli che vi posso rapire, poi ogni volta che dovrete mangiare dovete pagare e a me non sembra che avete soldi; per guadagnare dovrete andare a lavorare e non potete rimanere tutto il giorno dentro casa a dormire o a guardare la TV e ogni volta che uscirete tutti vi fermeranno a chiedere un foto, perchè non si vedono tutti i giorni esserini come voi andare in giro per la città.- dissi io per fargli cambiare idea.
-Io quasi quasi me ne torno a fare la mia vita di sempre, cioè pulire- disse Cenerentola
-Che ne dite ragazzi se torniamo alla nostra vita quoditiana di sempre??- disse Biancaneve
-Si!! Si!! Il mondo degli umani è un posto molto pericoloso per noi che non ci siamo mai stati-
Risposero tutti insieme
-Allora ciao e buon rientro!!- dissi io
E in un batter baleno tutti i personaggi delle fiabe tornarono da dove erano venuti e come per magia ogni libro tornò al proprio posto ed io continuai a leggere il mio libro.
BIANCANEVE & co.
C'era una volta una fanciulla di nome Bianconere che viveva che viveva in uno splendido castello con la sua famiglia.
La fanciulla era alta e magra come una giraffa. Un visetto delicato come un neonato la faceva apparire bella al pari di una top motel. I suoi occhi erano azzurri come il mare che splendevano con la luce del sole. I capelli neri come l'ebano le illuminavano il volto che ogni mattina acconciava da Riccioli d'Oro la sua parrucchiera di fiducia. La sua bocca era rossa e carnose come un bocciolo di rosa da cui uscivano melodie dolci come il miele. Indossava sempre un vestito lungo color giallo come i raggi del sole, le sue maniche erano abbombate e di colore blu come la notte.
Un giorno, come suo solito, uscì dall'enorme portone di casa e si incamminò verso il bosco per raccogliere fiori profumati e fragoline selvatiche.
Gira e rigira per il bosco scese la notte e la fanciulla non trovando più la strada di casa e sentendo l' ululare dei lupi cominciò a piangere disperata:
Povera me come farò?
La strada di casa come ritroverò?
Dove dormirò questa notte?
Insieme hai lupi nelle grotte?
Cammina cammina Biancaneve caddè in un buco tetro e profondo e si ritrovò in compagnia di una ragazza di nome Alice:
-EHI!! Come ti permetti!!! Stavo sognando il mio principe azzurro!!- disse Alice
-Scusa!! Ma con il buio non o visto dove mettevo i piedi, ho inciampato e sono caduta- disse Biancaneve
-Ma come ti chiami??
-Biancaneve e tu??
-Io mi chiamo Alice e vivo nel paese delle meraviglie e tu dove vivi??
Io vivi in uno splendido e maestoso castello!!
Le due ragazze iniziarono a parlare. Per pure fortuna, di lì passarono dei buffi nani che tornavano dal lavoro con il cappello tutto impolverato. Sentendo le loro voci le fanciulle gridarono:
-Aiuto!! Aiuto!! Siamo bloccate in questo orribile buco e spaventoso buco-
I sette nani si tolsero i loro cappelli, lì legarono tra loro calarono la corda ricavata e salvarono le fanciulle.
Tontolo, il nano più tontolone del gruppo, riconobbe subito Biancaneve ed esclamò:
-WOW!! Non credo ai miei occhi tontoli c'è Biancaneve la figlia del re!!
Tutti i nani rimasero stupidi dall'intelligenza di Tontolo e senza dire una parola, si incamminarono verso la loro piccola casetta.
Passo, dopo passo e minuto dopo minuto, arrivarono e accolsero le due fanciulle con una bella cioccolata calda ancora fumante.
Il giorno seguente, un gallo mattiniero svegliò le ragazze:
-CHICHIRICHI!!!
Biancaneve ed Alice si alzarono dal letto ancora addormentate con il cuscino stampato sul viso. Fecero colazione e iniziarono a fare il bucato e a lavare i piatti:
STENDI I PANNI
STENDI I PANNI
BO BOM BOM
IL SOLE IL SOLE
ASCIUGA
LAVA I PIATTI
LAVA I PIATTI
BO BO BOM
IL SAPONE, IL SAPONE
SGRASSA
Intanto Tontolo pensò di scrivere una lettera alla Regina di Cuori e al Re, il padre di Biancaneve.
Dall' altra parte del bosco, in una dolcissima casetta di pan di Spagna ricoperta da glassa al cioccolato e crema alla vaniglia, viveva una perfida strega con la carnaggione verdognola e un lungo naso a punta e pieno di brufoli pelosi.
Un giorno arrivò a casa della strega la lettera scritta da Tontolo:
OH! MIA REGINA
TUTTA RIFATTA DI
SILICONE, ARGILLA E
LATTA,
SAI BIANCANEVE
MORTA NON E'
VIVE NEL BOSCO CO I NANI
AI ME!! SEMPRE PIU'
BELLA APPARI
ADESSO STELLA DEL GENTIL SESSO
ACCETTA DAI QUESTA SCONFITTA
RIPONITI PER SEMPRE SU' IN
SOFFITTA LO SPECCHIO ORA
LE SCATOLE SI E' ROTTO DI DIRTI
IL VERO CHE CI STA SOTTO!!
SEI BRUTTA CESSA
ORMAI L'HO DETTO
TU SEI UN DECLINO
QUESTO E' UN FATTO:
CEDI IL POSTO DAI
A QUESTA BELLEZZA
E GETTATI TI PREGO NELLA
MONNEZZA!!
-O my good!!! Una lettera per me con tutte queste parolacce!! Non è possibile che questa lettere è per me, io non sono la Regina di Cuori ne il padre di Biancaneve!!
Torniamo un passo indietro, ma Alice, Biancaneve e i sette nani che fine avranno fatto??
Si avvicinò l'inverno il freddo si incominciò a sentisi anche sulle labbra di Biancaneve che diventavano sempre più pallide e la febbre cominciò ad avere effetti su di essa.
I nani appena tornati a casa dopo il lavoro in miniera si accorsero subito che Biancaneve era malata.
Arrivò l'ora di cena e tutti i nani erano indaffarati a cercare la giusta cura per Biancaneve.Tontolo era l'unico nano che se ne stava in panciolle sulla poltrona:
-MMM....il mio stomaco inizia a Tontolare, preparerò la cena per tutti quanti!!
Tontolo prese la pentola più grande che c'era e la mise sul fuoco aggiungeno tutti gl incredenti che trovava:
PEPE DI QUA',SALE DI LA'
UNA MESCOLATINA DI QUA' E DI LA'
AGGIUNSE POI UNA BOCCETTA
DEL QUALE NON SAPEVA IL CONTENUTO
E SENZA BADARCI TANTO,
LA VERSO', UN ALTRA MESCOLATINA
DI QUA' E DI LA' E LA MINESTRA ECCOLA QUA
La versò con il mestolo poco alla volta nella scotella di Biancaneve.
La fanciulla bevve in un batterbaleno il miscuglio di ingredienti. Il suo viso pallido ricominciò a prendere colore e con un salto scese dal letto e cominciò a cantare come un uccellino.
Viveva con loro un nano scienzato di nome Archimede che appena vide la reazione della fanciulla volle esaminare tutti gli ingredienti usati dallo cheff Tontolo e tra questi non trovò niente e chiese allo cheff:
-Che altro hai messo nella minestra??
Non saprei proprio mi ricordo solo di una bottiglia rossa con su scritto mela tritata che quando l'ho messa nella minestra bolliva.
Archimede scoprì subito l'ingrediente che aveva fatto guarire la fanciulla, lo disse a tutti i nani e da quel giorno quando qualcuno si ammalava ssenza ricorrere a medici facevano preparare la cena a Tontolo che divenne il medico della famiglia.
E vissero tutti felici e contenti
REALIZZATO DA:
-GIORGIA QUARESIMA
-GIACOMO COLANERI
-MICHELA CINTI
HO DIPINTO LA PACE
Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivi.
Avevo una scatola di colori che mi rallegrava.
Avevo il rosso
per l'amore delle persone.
Avevo il bianco
per la pace nel mondo.
Avevo il giallo
per le belle giornate,
ma non avevo il nero
per la tristezza,
e il giallo per le armi,
e il blu per la notte cupa.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.
mercoledì 10 aprile 2013
DIARIO DI GUERRA
8 gennaio 1989
Caro diario,
il dolore, la tristezza e la sfurtuna mi perseguitano..
mi guardo intorno e non c’è più nulla. Tutto è morto pieno di tristezza e dolore…
La piazza dove giocavo ormai è tutta piana di calcinacci e resti di negozi, botteghe e case orma
i distrutte.

E pensare che la trascorrevo le mie giornate insieme hai miei amici agiocare a parlare…
Quelli si che erano bei ricordi pieni di speranza, felicità e amore… Pensare a quei ricordi mi fa venire da piangere.
9 gennaio 1989
Caro diario,
oggi ho sentito i miei genitori che discutevano tra loro:
-Moriremo prima che tutto finirà!-
-Stai calma! Non preoccuparti!-
-Noi moriremo! Me lo sento!-
-Non è vero!Non farti ingannare dalla tua tristezza!-
-Moriremo e non finiremo mai la nostra vita!-
-Non dire così!-
-Per noi la nostra vita finisce qui!-
-Non dire queste cose! Noi vivremo più a lungo possibile!-
-Noi moriremo! E non avremo un futuro felice!-
Sentire quelle parole mi fa pensare anche a me che non avremo un future e se lo avrò mi porterò dietro un passato infelice…
10 gennaio 1989
Caro diario,
anche se siamo in periodo di guerra, con i miei amici ci vediamo quasi tutti i giorni, perché abitiamo vicini.
Mentre facevamo due passi incontriamo la mamma di Maria, rimasta vedova.
Il suo volto era scarno, pallido e pieno di rughe che raccontavano il suo più grande dolore. I suoi occhi erano pieni di lacrime e tristezza. La sua bocca faceva fatica a parlare e a dire “ciao”.
La morte del marito ha sconvolto tutta la famiglia e Maria è da tanto tempo che non la vedo… e in questo momento sto immaginando la tristezza che prova la piccola Maria..
11 gennaio 2012
Caro diario,
oggi sono ancora più triste del solito, ma è inutile che te lo dico, perché te lo potrai immaginare…
Mi mancano le lunghe passeggiate, le chiacchierate che facevamo con i miei amici,.
Mi mancano le mie abitudini, i miei giochi che facevo insieme a mio cugino.
Mi manca la felicità, la serenità e la gioia che ogni bambino desidera.
Mi manca sedermi sui banchi di scuola e ascoltare il parlare dei professori.
Mi manca sentire e vedere la gente che passeggiava lungo i viali, che ormai non c’è più.
Mi manca la mia identità e la mia vita felice e piena d’amore…

Caro diario,
non sopporto più questa orribile vita…
Vorrei un futuro felice e gioioso.
Vorrei divertirmi con i miei amici.
Vorrei andare a scuola e sedermi sul banco e iniziare a scrivere.
Vorrei rivedere e risentire il vociare delle persone lungo i viali.
Vorrei svegliarmi con il silenzio e non con lo scoppio delle bombe.
Ma questo non so de potrà accadere e se è solo un sogno vorrei svegliarmi il prima possibile…
TUTTE LE MATTINE LA STESSA STORIA
Tutte le mattine la stessa storia:
svegliati,sbrigati,muoviti,fai sempre tardi,vai al letto prima la sera… Prima o poi mia madre non si stancherà di dire sempre le stesse cose?La bocca non gli seccherà?E le batterie non si scaricheranno? Dov’è il bottone per spegnerla?
Oggi non ho proprio voglia di andare a scuola, voglio dormire e sognare, ma ci devo andare per forza perché ho il compito in classe di matematica. E ogni volta che devo essere interrogata o ho un compito, appena torno a casa mi assila dicendomi: come è andata, hai risposto a tutte le domande… Basta!!
-Ha ragione tua madre!!-
-Chi è che parla?-
-Sono qui!!-
-Ancora sono nel mondo dei sogni-
-Guardami sono qui dentro-
Mi giro e nello specchio vedo la mia immagine riflessa che mi indica e parla.
-Sei soltanto la mia immaginazione-
-No, sono la tua coscienza!-
-Si, la mia coscienza!!-
-Dovresti prendere di più alla lettere quello che ti dice tua madre: tipo che dovresti andare al letto prima la sere e che ti devi sbrigare la mattina.-
-Io non prendo ordini dalla mia fantasia!!-
-Io esisto davvero, ma mi puoi sentire solo tu!!-
-Giorgia! Sbrigati, vai a vestirti è tardi…!- disse la mamma
- si sto andando!-
Vado in bagno e sento un'altra volta quella vocina irritante:
-Senti tua madre ti devi sbrigare!-
-Smettila di assilarmi! Io non prendo ordini dalla mia “coscienza”!!-
-non mi trattare così io faccio parte di te!!-
-Smettila mi stai facendo fare tardi a scuola-
- Date la colpa sempre a quelli che non centrano niente! Ma ti lascio perdere se no fai tardi come dici tu!!
Appena vestita vado a fare colazione e mia madre coma al solito inizia con le sue parole: prendi la tazza del latte, il cucchiaino, e i cereali, l’hai preparato lo zaino, e la merenda, oggi che materie hai, ti devono interrogare… Bastaaaaa!! Chiamate il manicomio!!
Sono stanca di tutte queste domande, ma perché non inventano delle mamme con il bottone “on” e “off”.
Se solo potessi tornare a quando ero piccola… Ero la dittatrice di casa appena facevo “UE’” tutti erano hai miei piedi! Ha fame-prendiamola in braccio-fai le ninne-è ora di cambiare il pannolino: che vita! Ricordo ancora quella volta che mi trovavo da mia nonna e la prima cosa cha facevo appena entravo era levarmi le scarpe e salire di corsa su in camere di mio zio: salii sul letto con aria possente, mi sentivo un gigante ero pronta, stavo per saltare sull’altro letto che sentii la voce di mia nonna :
-Giorgia! Sei troppo silenziosa cosa stai facendo? Combini guai come al solito?-
-No nonna sto vedendo la tv-
E continuai a fare quello che stavo facendo, contai fino a 3 e mi lancia sull’altro letto, ma non presi bene la mira e cadei a terra facendo tremare tutto il pavimento, mia nonna impaurita da questo grande frastuono salì subito in camera e mi vide che stavo piangendo per terra con un grande bernoccolo sulla testa ed un occhio nere, impaurita chiamò subito mia madre che come un lampo arrivò e mi portò a casa. Il pomeriggio venne mi zia, mia nonna e i miei cugini a casa a trovarmi e tutte le loro attenzioni erano per me: poverina sai che dolore,come ha fatto, sei proprio una birichina, sai quante volte ti abbiamo detto di non correre, e la prossima volta stai più attenta. Ero l’imperatrice di casa tutto quello che dicevo veniva eseguito, come se erano tutti i miei sudditi.
-Giorgia sbrigati sono le OTTO!! Come a sempre farai tardi!!
-Oddio è tardissimo, ci fosse una volta che arrivo presto… MI vado a lavare i denti!
martedì 9 aprile 2013
UN AVVENTURA CON GLI AMICI
Come
tutte le estati mi trovo al campeggio estivo in montagna con i miei amici.
Il
paesaggio è stupendo: in primo piano, si trovano le casette di legno di
castagno dove dobbiamo sistemarci per dormire, e ci sono degli alberi imponenti
che fanno un po’ di ombra dove ti puoi
riposare. In secondo piano, c’è il lago più bello che io abbia mai visto, pieno
di ochette che mangiano le briciole di pane. Sullo sfondo si vedono delle
imponenti montagne vedi su cui si vedono delle piccole caprette marroni che
saltano da una parte all’altra.
Appena arrivati i responsabili del campus ci
chiamano per assegnarci i gruppi con cui lavoreremo tutta l’estate. Io come al
solito sono con Maria, Paul ed Erik. E come prima cosa dobbiamo subire un lungo
discorso:

-Si
signore! Tutto chiaro.- rispondiamo noi tutti sull’attenti
-Allora
si parte! Prendete un bussola, una guida e una mappa! E via!-
Noi
partiamo di corsa senza mai fermarci fino all’inizio della montagna. Arrivati
all’inizio della montagna iniziamo a orientarci. Per circa 2 ore di cammino non
troviamo niente di quello che ci avevano chiesto, fino a quando sepolto in un
mucchio di fogli un fiore rarissimo dal nome impronunciabile fa capolino. Dopo
6 ore sopra una lunghissima salita arriviamo in cima con un mucchio di fiori
rarissimi che forse nessuno ha trovato. Aspettiamo molto lì e Erik il più
spericolato si mise a giocare con un vipere nonostante sapesse che era vietato.
Ad un certo punto lei lo morse e cadde a terra come una pera marcia. Noi
corriamo subito da lui, ma era già tutto pallido, sudava e la gamba già si
cominciava a gonfiare.
Anche
se iniziamo a gridare nessuno ci poteva sentire, perché eravamo troppo lontano
dal campeggio. Non potevamo tornare in dietro, perché il veleno sarebbe salito
troppo presto al cervello. Sarebbe morto
e noi saremmo stati incolpati. E se lo succhiassimo noi il veleno? No potremmo
essere contagiati. Saremo morti tutti e non ci avrebbero trovato più. E prima o
poi, il cibo sarebbe finito e quindi di cosa ci saremmo nutriti? E anche
l’acqua delle nostre boracce sarebbe finita!
-
Te lo avevamo detto!- disse Maria
-Sei
sempre il solito!- aggiunse Paul
Ma
ad un certo punto sentiamo una voce che ci chiama. E’ Marco che ha sentito che
avevamo paura dalle radioline che si sono accese nello zaino di Erik. Lo prende
e lo mette sulla jeep e, in un batter d’occhi, siamo di nuovo al campeggio.
Andiamo in infermeria e i medici lo curano estraendogli il veleno dalla gamba e dopo che Erik è fuori pericolo
dicono:
-lo
sapete che non dovete giocare con gli animali pericolosi soprattutto con le
vipere! Vero Erik?-
-
Si lo so, ma sembrava tanto innocuo!- rispose Erik
- E adesso andiamo che i vostri compagni
stanno tornando dalla montagna!- aggiunse Marco
Usciamo
dall’infermeria e andiamo ad aspettare i nostri compagni che preoccupati non
hanno finito la gara.
Dopo
2 giorni di riposo il morso di vipera si è sgonfiato, Erik ha ripreso il suo
colorito, la gamba si è sgonfiata definitivamente. E finalmente Erik è tornato
a giocare, correre e fare escursioni con il suo gruppo.
LA PAURA COME UNO SPAGO
Tagliente,
che lacera
la vita.
E' lungo,
trattiene
la speranza
Ritorto
che stringe
e vivere non lascia.
E' uno spago,
ruvido come la sofferenza,
sottile come la solitudine,
tagliente come la violenza
che la vita
perseguia
lunedì 8 aprile 2013
NO AL RAZZISMO
Razzismo
contro persone di diversa cultura nasce nel XVIII. E ancora oggi il razzismo
esiste, i luoghi più colpiti sono gli stadi italiani. Vengono offesi i
giocatori con cori, striscioni e frasi razziste.
BOATENG LASCIA IL CAMPO
Il razzismo negli stadi potrebbe spingere Kevin-Prince Boateng
lontano dal Milan e dall'Italia. Intervistato dalla Bild su quanto accaduto a Busto Arsizio e
sulle possibili conseguenze sul suo futuro, il centrocampista ghanese confessa
che "non è qualcosa che puoi scrollarti di dosso e basta. Ci dormirò su
per le prossime tre notti e la prossima settimana incontrerò il mio agente
Roger Wittmann e vedremo se ha ancora senso continuare a giocare in
Italia". Parole che aprono a un clamoroso addio per quanto Boateng
ribadisca di essere stato "fiero" del comportamento dei compagni, che
lo hanno subito seguito quando ha lasciato il campo. "Ho potuto sentire i
primi versi da scimmia dopo 5' - racconta - all'inizio non ho pensato nulla,
poi si sono ripetuti e sono andato dall'arbitro avvertendolo che se fossero
proseguiti avrei lasciato il campo. Ha provato a calmarmi, ma quando sono
ricominciati i cori, allora ho pensato 'adesso basta, non continuerò a
giocare'". Per Boateng "è facile chiudere un occhio, agire è più
difficile, ma avrei fatto la stessa cosa anche se fosse stata una partita di
Champions contro il Real Madrid e lo farò sempre. Ero arrabbiato, triste,
scioccato, il fatto che cose come queste accadano ancora nel 2013 è una
disgrazia, non solo per l'Italia ma per il calcio nel mondo. Volevo mandare un
segnale forte perché cose del genere non possono esistere, dobbiamo aprire gli
occhi. Quando è troppo, è troppo, il razzismo non ha posto nel calcio".
CORI RAZZISTI CONTRO UN GIOCATORE 16ENNE FROSINONE
Un baby calciatore di colore è stato
bersaglio, sabato pomeriggio, di insulti e cori razzisti durante la partita del
campionato provinciale juniores che si è disputata a Sant’Elia Fiumerapido, nel
Cassinate. Il 16enne, attaccante dello Sporting Club di Pontecorvo durante la
partita ha sopportato insulti e cori da parte dei tifosi avversari. Fino a
quando la situazione non è divenuta ingestibile e lo stesso ragazzo in lacrime
si è tolto la maglietta e ha abbandonato il campo. Insieme a lui sono andati
via tutti i compagni di squadra. I presidenti delle due compagini hanno cercato
di riportare la calma, ma non c’è stato verso di far riprendere la partita.
L’arbitro ora deciderà i provvedimenti da prendere.
STRISCIONI RAZZISTI NON MANCANO MAI
Ancora una volta sono apparsi
striscioni nazifascisti sugli spalti dello stadio Olimpico di Roma. Infatti oggi durante la
partitaRoma-Livorno sono apparsi sulla curva sud, quella della tifoseria
romanista, degli striscioni con il volto del Duce, la croce uncinata e
quella celtica, cioè i simboli dell'estrema destra che ricordano tristemente la
pulizia razziale. Nonostante l'iniziale idea di controllare ogni striscione e
di interrompere la partita in occasione di eventuali offese razziali, i tifosi
sono riusciti ad introdurre e mettere in mostra i loro "capolavori
offensivi", compreso uno striscione con su scritto: «Lazio-Livorno: stessa
iniziale, stesso forno», esplicitamente riferito ai forni in cui venivano
sistematicamente eliminati gli ebrei durante i regimi nazifascisti degli anni
40. Tutto questo accade proprio nella settimana dedicata al ricordo della
tragedia della Shoah. Gli striscioni sono
rimasti appesi per tutto il primo tempo e buona parte del secondo senza che le
forze dell'ordine intervenissero per contrastare l'apologia del fascismo, un
reato espressamente vietato dalla nostra Costituzione.
UNA DATA DA RICORDARE
Il
giorno del 27 gennaio 1945 è una data importante per il genere umano. La data è
importante in quanto storica, perché ha permesso all’umanità intera di scoprire
una volta per tutte quali bestialità l’essere umano sia in grado di compiere in
nome del solo odio religioso, etnico, e politico presenti all’interno del
fascismo e del nazismo.Un odio verso i deboli ed i diversi di allora che non
volevano abbassare la testa davanti alle repressioni delle barbare dittature
nazional-socialiste, create dal capitalismo e dalla borghesia per fermare, con la II guerra mondiale, un
possibile arrivo in Occidente della rivoluzione comunista di Lenin. I
crimini contro l’umanità commessi nei campi di sterminio (i campi di lavoro
correttivo “GULag” servivano a difendere invece la rivoluzione sovietica ed il
popolo russo dagli attacchi contro-rivoluzionari dello zar Romanov, del
fascismo, e del capitalismo del ’900) sono uno dei tanti esempi della violenza
spietata nazista e fascista. Violenze fermate e sconfitte ad Auschwitz il 27
gennaio 1945 soltanto con il coraggio dell’Armata Rossa, dell’Unione Sovietica
di Josif Stalin, e di tutte quelle persone che, senza distinzione politica,
religiosa, ed etnica, hanno saputo resistere alle barbarie del
nazional-socialismo. Il 27 gennaio è la data che ricorda la fine
dell’Olocausto, ma, ancora oggi, qualcuno continua a negare lo sterminio degli
ebrei vittime del fascismo e del nazismo.
UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO DAVVERO SPIETATO
Auschwitz fu uno dei campi di concentramento più crudele della
Germania. I cancelli furono aperti il 20 maggio 1940, ma i primi detenuti
furono portati il 14 giugno 1940.In questo campo di concentramento furono morti
circa 15 mila persone tra cui ebrei, bambini, disabili, omosessuali e rom.
Arrivati ad Auschwitz i detenuti venivano divisi dalle proprie famiglie e
venivano mandati a nelle baracche dove con ferro e fuoco si incideva un numero
sul braccio del detenuto per riconoscerlo. Ai prigionieri veniva tolta la vita
in modi crudeli e pesanti:
-venivano fucilati
-venivano messi nei forni
-venivano mandati nelle camere a gas
I
detenuti venivano nutriti con dell’acqua e 25g di pane, il pasto era unico
quindi si doveva resistere per tutto il giorno. Il posto dove dormivano erano
delle baracche di legno dove si trovavano circa 3 mila detenuti. Ma il 27
gennaio 1945 i cancelli si aprirono e furono liberati le poche persone che
erano sopravissute.
IO NEI PANNI DI UN EBREO
-Forza
sbrigatevi! Salite! Prendete poche cose!! Forza sbrigatevi stiamo solo perdendo
tempo-Sentire
tutte quelle voci che urlano, mi fa incuriosire. Mi affaccio alla finestra e
vedo dei grandi camion verdi pieni di persone che urlano e piangono, dei
soldati dall’aria crudele bussano a tutte le porte delle casa del mio
quartiere. Ecco stanno venendo a bussare alla mia porta e mio padre va ad
aprire. Alla porta c’è un grande uomo pieno di
rabbia e crudeltà che con voce cupa dice:-Forza!
Prendete qualche vestito e andiamo che dobbiamo partire!--
Ma dove andiamo?- disse mio padre impaurito-Non
sono affari tuoi! Zitto e sbrigati!-Mia
madre sale di corsa su in camera e prende le cose essenziali, per pochi giorni.Scendiamo
e il soldato è ancora lì ad aspettarci, con crudeltà chiude la porta e ci
prende e ci scaraventa dentro un grande camion, dove sono già decine di
persone. Tra la folla trovo un mio amico che con il violino in mano cerca di
suonare qualche nota per cercare di rallegrare l’atmosfera. Ma niente da fare,
l’aria è piena di tristezza e paura, anche delle note dolci non riescono ad
portare un po’ di felicità .Dopo
pochi minuti, il camion si ferma insieme a tutti gli altri. Ci fanno scendere,
davanti la stazione e ci fanno salire su un treno lurido e sporco.Sullo
sfondo, si vedono delle piccole finestrelle dove passa un minimo di aria per
rinfrescare quell’ambiente sporco e pieno di batteri. Più avanti, ci sono degli
enormi barili ammuffiti dove bisogna fare i propri bisogni. In primo piano, ci
sono delle balle di fieno, dove erano sedute centinaia di persone impaurite.Su
quel treno, ho visto cose che un bambino di tredici anni non dovrebbe vedere.
In quella carrozza passiamo due settimane, senza cibo né acqua, in condizioni
igieniche pietose.Finalmente
il treno si ferma e inizio a sentire delle voci strane che gridano parole, per
me senza senso. Il treno entra in un posto cupo e pauroso, dove sul cancello di
entrata c’è scritto: “IL LAVORO RENDE LIBERI”. Entrati, dei soldati tedeschi
assaltano il treno e iniziano a dividere le donne con gli uomini. Io sono con
mio padre, mentre mia madre è con mia nonna e con mia zia.Ci
portano in una baracca, dove si trovavano circa un migliaio di persone, sedute
sui dei grandi letti: sono scarne, impaurite e indossano dei lunghi pigiami a
righe blu e bianchi con dei numeri stampati sopra.Una
guardia ci viene incontro e prende le nostre valigie e consegna anche a noi un pigiama a righe, lurido e puzzolente.
Indossate le divise, ci portano in una stanza dall’aria triste, dove con ferro
e fuoco ci marcano un numero sul braccio. Io ho il numero 145934, mentre mio
padre ha il numero 145935. E così, noi abbiamo perso l’identità, perché da
adesso in poi noi saremo 145934 e 145935. Chissà mia madre che numero ha… Da
quando ci siamo lasciati non faccio altro che pensare come sta e con chi è e
soprattutto se è ancora viva.E’
buio ormai e andiamo a dormire in quella lurida baracca insieme alle altre
persone che sono state portate lì insieme a noi.-Forza
svegliatevi! Datevi una mossa! Qui non si sta giocando!-Una
voce improvvisa rompe il silenzio del mattino. Con un balzo, scendiamo dal
letto scricchiolante e la guardia inizia a fare l’appello. Poi ci porta
immediatamente in un enorme capannone, dove ci sono altre migliaia di persone
che lavorano il ferro .-Forza
lavorate! Voi siete un razza inferiore e quindi dovete ubbidire ai nostri
comandi!-E
ci mettiamo subito al lavoro, anche se non sappiamo cosa fare. In quel momento,
capiamo che per noi non c’é speranza e forse non usciremo mai usciti da quel
posto che all’inizio definito una vacanza regalo.Tutti
i giorni è la stessa storia: ci alziamo all’alba, andiamo a lavorare e la sera
infine ci danno 25g di pane per uno, le condizioni igieniche come sempre sono
pietose, non facciamo la doccia da circa un mese.Un
giorno, ci chiamano e ci portano in una grande sala dove un dottore ci inizia a
visitare. Passa per ogni detenuto, facendo sempre le stesse domande e
visitandoci, guardandoci dappeertutto, per vedere se siamo sani e forti e se
riusciamo a lavorare sotto una temperatura di -20 C°.Rientriamo
nella baracca, ma mi trovo da solo: mio padre non è tornato. Mille domande su
come e dove sia mio padre assalgono la
mia mente. Ho paura che non tornerà più,
ma io non mollo e spero che sia ancora vivo.Un
mio amico che si trova insieme a me, dice con voce impaurita “che alcuni
deportati non ce l’hanno fatta, tra cui due signori portati qui con l’ultimo
treno”Del
treno che mi ha condotto qui, mancano solo 2 persone: mio zio e mio padre.
Sentire quelle parole mi mette ancora più ansia e ormai la mia vita è finita,
ho perso la persone più care della mia vita, anche se non so se mia madre e mia
zia sono ancora vive.E’
l’alba e di nuovo le guardie ci vengono a chiamare, non ho dormito per tutta la
notte, per i continui pensieri che assalgono la mia testa. La giornata si ripete lavoro, lavoro e ancora
lavoro. E cosi per altri tre mesi, tre mesi infiniti, lunghi, pieni di sofferenza,
di dolore e paura e con il pensiero che
non potrai uscire vivo.Un
boato rompe il silenzio della notte e ci alziamo per paura che sono i soldati
tedeschi che ci bombardano. Ernesto, un uomo che si trova nella baracca, esce
nel cortile per vedere cosa succede. E rientra dicendo con il fiato in gola:-Ragazzi!
Stiamo per essere liberati! Forza usciamo!-Seguiamo Ernesto che di corsa esce fuori dal cortile e
vediamo i soldati tedeschi che scappano salendo su camion, aerei e macchine. E
da lì capiamo che abbiamo una speranza per vivere. In lontananza, vediamo un’ ombra, un’ ombra
grande che ci porta speranza. Più si avvicina, più capiamo che per noi la
sofferenza è terminata. Sono gli americani li riconosco dalla bandiera, si
avvicinano verso di noi con un grande
carro armato urlano:-Oh my god! Lets go! Lets go!- Sentire quelle
parole ci mette speranza e senza parlare andiamo verso l’uscita. Sento delle
voci che urlano il mio nome e una persona che mi viene in contro. E’ mio padre,
forse è un sogno, ma forse no è la realtà è un miracolo di Dio che ci assiste
anche nei momenti di dolore. Da quel momento tutto : è finito, tutto è cambiato
e io sono ritornato a vivere senza nessuna paura.
Giorgia Quaresima
Federico Paoliani
Giorgia Quaresima
Federico Paoliani
IO VITTIMA DEI BULLI
Ecco ci siamo, oggi è il primo
giorno di scuola. Mi trovo davanti il cancello. Speriamo che Mike e Paul non mi
vedono. Entro nel atrio della scuola con aria indifferente, senza rivolgere
parola a nessuno e piano piano mi intrufolo nel corridoio della scuola. Ma come
non detto Mike e Paul mi seguono e in con tono amichevole i dicono:
-Ciao Giorgia! Finalmente ci
rivediamo, ma che fina hai fatto questa estate?? Non ti abbiamo visto in giro!-
-Ero… ero…a…a-
-Ehi tranquilla non ti facciamo
niente!! Mica ti mangiamo!!-
-Ero a Milano da mio padre e poi
sono andata al mare!! E voi dove siete stati??-
-Non sono affari tuoi!!
Nanetta!!-
-Scu…scu…scusa!-
-Mike, Paul!! Venite
immediatamente qui!!-
Una voce cupa e profonda, tagliò
il silenzio.
-Eccoci stiamo arrivando! E tu
nanetta non ti muovere, ritorniamo subito! E se quando torniamo non ti troviamo
saranno affari tuoi!-
Corsero verso un ombra enorme e
iniziarono a bisbigliare qualcosa sotto voce. In un batter d’occhio ritornarono
e con loro c’era anche un enorme uomo con aria arrabbiata e infuriata.
I suoi occhi erano bovini e rossi come la
brace che arde, le sue mani erano grandi e non vedevano l’ora di prendere a
pugni qualche ragazzo indifeso. Indossava un paio di scarpe larghe come due
barche e i suoi pantaloni erano pieni di strappi che lo rendevano ancora più
bullo di quanto era.
Quel ragazzo non lo avevo mai
visto prima e mi metteva molta paura e mi disse:
-Ehi come ti chiami??-
-Io sono… sono… sono… Giorgia!!-
-Ecco bene Giorgia io sono Rino!-
DRIIIIN…DRIIN
Suona la campanella delle
elezioni… e io scappo da sotto i loro volti e mi intrufolo in classe mettendomi
al banco pi lontano da loro, ma come da programma loro si misero tutti vicino a
me e da la capii che era ora di reagire a tutte le loro violenze.
-Buongiorno!! Ragazzi oggi
ricomincia la scuola e quindi voglio da voi un comportamento migliore di quello
degli anni passati!- disse la professoressa appena entrata in classe
E noi senza rispondere prendemmo
i quaderni e iniziammo a fare il solito tema sulle vacanze che tutte le
professoresse danno agli alunni all’inizio della scuola. Appena la
professoressa abbassò lo sguardo i 3 bulli che avevo vicino si misero a darmi
fastidio: tirandomi cartoccetti, facendo volare da una parte all’altra il mio
astuccio e tirandomi i capelli.
-Basta non vi sopporto più!! Ma
non avete nessun altro da infastidire?- dissi arrabbiata
-Ma che cosa è questo casino?
Giorgia che succede?- disse la prof.
Ma appena stavo dicendo che cosa
stava succedendo Mike mi fulmina con lo sguardo, come per dire se dice qualcosa
io ti meno, quindi non risposi e continuai a fare quello che stavo facendo.
Forse questo anno sarà duro, Mike
e Paul non me li ricordavo così.
Mi ricordo che quando andavamo
all’asilo insieme erano 2 bambini molto calmi e gentili, eravamo molto amici.
Quando uscivamo da scuola andavamo sempre al giardino insieme e qualche volta sono
anche venuti da me a giocare. Ogni volta che chiedevano qualcosa dicevano
“grazie” e “per favore”.

-Giorgia… Giorgia… girati ti
dobbiamo dire una cosa!-
Io mi girai e Rino il ragazzo
nuovo mi tirò un cartoccetto diritto negli occhi.
DRINN… DRINN
Sono la 11.00 e come sempre io sono seduta al mio banco a
giocare a carte con le mie amiche e quindi i 3 bulli non si posso avvicinare e
farmi qualche altro dispetto.
Sono le 11.15 e le elezioni
ricominciano e mi aspettano all’altre 3 ore di fastidiosi, insopportabili e
irritanti dispetti, ma per fortuna entra la prof. Di tecnica e chiama Mike,
Paul e Rino e gli disse:
-Da quest’anno voi vi metterete
tutti e 3 vicino a me così non darete fastidio a nessuno!-
Queste parole sono musica per le
mio orecchie e appena finisco di sognare come sarà bello senza di loro tra i
piedi, già vedo dei cartoccetti volare sopra la mia testa.
Ora dopo ora e lezione dopo
lezione finalmente arrivano le 14.10 e suona la campanella della fine delle
elezioni e di corsa esco fuori per non incontrare i 3 bulli, ma ancora una
volta loro mi procedono e mi aspettano fuori da scuola con un enorme palloncino
pieno d’acqua, ma per fortuna non riescono a peccarmi e iniziai a correre lungo
il viale della scuola salendo al volo nella macchina di mi madre.
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